La Bugia Più Grande è quella che non si dice. E' quella che tieni dentro e che a volte neanche riconosci tu stesso. La Bugia Più Grande è essere convinti di un destino superiore a noi e contro il quale non possiamo lottare per cambiare le cose. E' quella che ti dici ogni mattina quando ti guardi allo specchio e accetti lo scorrere delle cose. E' quella che ti dici la sera, prima di andare a dormire, pensando che tutto è sempre per come avrebbe dovuto essere. La Bugia Più Grande è accettare passivamente per stanchezza; è avere paura delle novità, è vivere di ricordi, è temere perchè ancora la pelle fa male. La Bugia Più Grande, la più vera che ci sia, è quella che vorrei essere quando sono me stessa e sbaglio, quando dico ciò che penso e ne pago le conseguenze, quando vivo di emozioni che forse, a volte, si pensa si possano soffocare. La Bugia Più Grande è guardare e restare in silenzio.
Non mi è semplice ritrovarmi davanti questa schermata che tante volte ho aperto iniziando a scrivere parole su parole, quasi sempre con il magone in gola, quasi sempre con le lacrime agli occhi.
Non è semplice ritrovarmi a pensare che un ultimo post è di dovere, che un saluto, qualche ricordo, qualche "commiato" si deve fare.
Non è semplice, poi, decidere che non voglio chiudere così la mia esperienza di bloggers su excite, e di bloggers in genere, ricordando parole e righe ed esperienze e decidermi che nessun saluto, nessun addio, nessuna frase ad effetto è veramente quello che in questo momento mi spinge ad essere ancora presente qui.
Sono passati anni, ed esperienze per lo più dolorose.
Sono passate persone e ricordi, sono passati passanti, ci sono stati gli anni peggiori di quelli che bruciano ancora e ci sono anche quelli che sono stati superati, sorpassati, dimenticati.
Un ultimo post, almeno qui, per celebrare qualcosa di importante, per creare un fermo immagine, uno dei miei, no, non uno dei miei.
Questa volta è un fermo immagine di un sorriso.
E' un fermo immagine di te.
Di me e te.
Di te che sei entrato nella mia vita in punta di piedi, di te che hai usato guanti di velluto e piccoli sorrisi e grandi gesti. Ed io che non volevo crederci, che rifiutavo l'idea, che trovavo mille motivazioni per starti lontana. Io che poi, piano piano, ho iniziato a non poterne più fare a meno, così, di botto, senza rendermene conto, ho iniziato a sorridere e a farlo con te, ho reiniziato a sperare e non mi accorgevo che già speravo in te, a sognare e non avevo mai fatto caso che nei miei sogni già c'eri, forse dall'inizio, forse da sempre, nascosto in quell'angolino che avevi, nel mio cuore, sbarazzato, ripulito, rimesso a nuovo, e nel quale avevi trovato il tuo posto.
E quell'angolino, con le ore, incredibilmente, con i giorni, è diventato sempre più grande, sempre più rumoroso, sempre più imponente, fino a divenirne il centro. Fino a riempirsi di sere fresche, di giorni succosi, di gesti intensi, di baci d'amore, di frasi importanti, di abbracci di vita.
Non hai preteso nulla. Non hai avanzato richieste.
Non hai osato ed hai pensato che fra me e te non fosse possibile, volendomi accanto comunque, solo per quello che ero.
E poi, un bel giorno, contrariamente a quanto mi costringessi a pensare, mi sono accorta di quanto i tuoi occhi brillassero, di quanto lo facesse la tua anima, di quanto entrambe le due cose fossero meravigliose e di quanto desideravo fossero mie.
La vita è imprevedibile e tu sei stato la sorpresa più grande e bellissima che la vita stessa potesse regalarmi.
In un cammino difficile e doloroso. In speranze perse e bruciate e buttate via ed odiate.
In rassegnazione che prima non aveva mai fatto parte di me e che invece era diventata uno status odioso. In tutto questo mare sconfinato e che mi faceva paura e allo stesso tempo mi lasciava indifferente in un oblio inspiegabile, sei arrivato tu.
E da allora non ho smesso di adorarti.
E non smetterò di farlo.
Ed il tempo ti dimostrerà quanto vere e sincere e fondate siano in questo momento le mie parole.
E mentre tu lavori, ed io, da qui, ti osservo, penso che forse non è questo che riucirà a soddisfare la tua voglia quando mi dici "dimostramelo" e di quando sento di volerti sempre più sorprendere positivamente.
Forse non sarà questo.
Ma sicuramente è il modo migliore di chiudere questo blog.
In un percorso importante che adesso si chiude con una frase.
Perchè i sogni, a volte, possono anche realizzarsi.
Semplicemente non bisogna mai smettere di crederci.
Aria di rinnovamenti...
Sto traslocando!
E con me, via via, tutti i miei post.
Se nell'attesa vi va di leggere qualcosa "di vecchio" potete seguire la nascita di
www.lixia.it
Sarà lì che presto mi troverete in via definitiva!
Non si dimentica.
Mai.
Però si deve far finta.
Tu eri la mia speranza di poter vivere a modo mio.
Tu eri il mio riscatto con questa terra.
Tu eri forse un'invenzione.
Tu sei andato via.
Ad occhi bassi.
Senza sapere. Senza risposta. Senza parole.
Il pensiero a lungo andare si corrode.
E con esso la voglia di non dimenticare. E con esso ricordi, suppellettili, ninnoli di poco conto ma straordinari e magici.
E con essi una vita.
Costruita nel presente e nel futuro.
Con te non avevo più paura.
Ma tu, occhi bassi e sguardo spento, volti la faccia per non guardarmi.
...i cioccolattini ho dovuto dividerli con la mamma.
Tu ne portavi una scatola grande, ed erano per entrambe.
Perchè l'amore racchiude tutte le persone importanti della vita.
Ed è bello dividerlo. E condividerlo.
Io ne scarto quest'anno virtualmente uno, anche se non c'è.
E ti dico grazie per avermi lasciato anche questo ricordo.
Piccoli flashback che di tanto in tanto riaffiorano.
Perchè a volte, adesso, riesco finalmente a parlare di te senza necessariamente piangere.
A volte.
Se non fosse che scoppierei a piangere, se non fosse che lo farebbe anche lei, quest'anno, alla mamma, li coprerei io.
Anche per te.
Ho imparato che la gente spesso e volentieri è bastarda.
Quando fai un lavoro a causa del quale quotidianamente ne vedi tanta, ma proprio tanta, che ti passa davanti, che corre veloce, beh, capisci che la gente è davvero bastarda. La maggior parte ti guarda e non ti ascolta. Gli occhi vuoti e assenti pensano già a quando si saranno sbarazzati di te e credono, sono convinti, che tu dallaltro lato non te ne accorga nemmeno.
E credono, sono convinti, che questo non ti faccia alcun male. Ma non è così.
Una parte di loro ti sfiora e fa finta di non averti nemmeno visto, diventi tutto dun tratto invisibile, trasparente. Nemmeno ti saluta. Ma appena vede chi sta in alto si assoggetta dilettandosi in vezzeggiativi, nomignoli, battute e risate.
E tu non sei nessuno. Nemmeno un saluto. Entrano, escono, niente.
Alcuni, ancora, si girano dallaltro lato, di modo che tu non possa fermarli e dargli a parlare, di modo che tu non possa, dicono, incastrarli. Altri ancora, gli parli, li saluti, e tirano dritto uguale, fanno finta di non aver sentito.
Perché io per il momento sono costretta a fare la promoter. E quotidianamente a fine giornata il prodotto glie lo tireresti soltanto in testa.
Con lobiettivo di fargli proprio male. Ma tanto male. Legge del taglione.
E che io ho fatto un po di tutto.
Ho fatto volantinaggio. Ed ho imparato che quando passi per strada, anche se vai di fretta, prendere in mano quel cxxxx di volantino che ti porgono non costa proprio nulla, ma per loro è tanto. Non sbattergli la spalla contro. E brutto. Stanno lavorando. Come fai tu nel tuo bellufficietto. Non farli sentire umiliati.
Prendi, e sorridigli. Ti costa un secondo.
Ho fatto lanimatrice per un gruppo di ricchi vacanzieri posto casa nel loro stupendo residence con piscina. E la sera mi smontavo palco e luci davanti agli occhi di baldi e forzuti giovani ricchi, figli di ricchi. E nessuno mai mi ha dato una mano. Nessuno mi ha mai rivolto la parola. Anzi, a tratti ridacchiavano anche.
Ho fatto lanimatrice per le feste dei bambini. E ho visto con i miei occhi che i bambini sanno essere fra loro molto più cattivi di certi adulti. E ho visto con i miei occhi, quando invece il mio compito era far studiare bambini istituzionalizzati con famiglie spesso assenti e malconcie, che, a volte, i bambini che sembrano dei teppisti e che spesso lo sono per davvero, beh questi bambini sanno anche regalarti bei sorrisi. Che i pargoli paffuti e ben vestiti della festa di compleanno a pagamento con lanimatore, a volte, non sanno regalare.
E ho imparato anche, quando ho amato unazienda, che anche se lavori bene, e anche se ti trattano bene, se devono fare dei tagli e scegliere il raccomandato sanno farlo. Sorridendo, con delicatezza e tatto, dicendotelo garbatamente, ma sanno buttarti fuori, e lasciarti in mezzo ad una strada.
E ho imparato ad accettarlo come parte della vita.
Io sto lavorando. Lavoro dignitosamente. Non rubo soldi. Me ne servono. E faccio un lavoro che non è al livello di molta della gente che nei quartieri della Palermo bene entra ed esce acquistando questo mondo e laltro di prodotti e confezioni.
Ma questa gente, i loro sguardi, la loro sufficienza, la sera, quando tutto finisce, prendi le tue scatole e la tua carpetta e t'incammini verso casa, ti fanno sentire insignificante e insoddisfatta. Loro, i giusti. Tu, la sbagliata.
E poi una ragazza, oggi, borsa Louis Vuitton, occhiali Chanel, anello Swarosky e fare pieno di charme, lussuria ed eleganza.
Se tu volessi prendermi adesso, io non potrei opporti resistenza.
Se tu riuscissi a prendermi adesso, o forse domani, io preferirei sentirmi vivere di quellistante. Gradirei con armonia il tuo profumo strisciarmi addosso con violenza e passione. Sentirei il tuo respiro anche quando andresti via dicendomi basta, senza usare le parole.
Se tu riuscissi ad esserci nella mia testa, costruirei un castello di cristalli e specchi attorno a noi, affinché tutto riuscisse a proteggere e riflettere in ogni istante, fino a farci sembrare cento e mille.
Canterei canzoni nuove e cingerei con le braccia le tue spalle che mi piacerebbe guardare solo dentro a quegli specchi, come riflesso che sembra farsa e che invece è presenza. Canterei e fischierei, ballando una strana danza inventata sul momento, mentre mi guarderesti senza porti più domande in una delizia senza fine che inizia con il morso succoso ad un litchis e finisce con il numero esatto di cerchi che sarebbe possibile contare nella sezione di un tronco di quercia secolare. In odore di muschio e di neve.
Mangia la neve con me. E bevi un bicchiere di vino. E guarda il fuoco.
E poi prendimi.
Se tu volessi prendermi adesso, forse ci riusciresti. O forse no. Mordi la neve e brinda con me.
"Perchè insieme alla rivelazione e alla grazia divina, mi sfuggì anche la vita stessa.
Tutto quanto era vivo una volta in me, e che per questa ragione aveva per me qualche valore, ormai era morto. Ridotto in cenere, bruciato in quella luce tremenda.
Così io penso, per averlo imparato a mie spese, che la vita è una cosa molto più limitata di quanto credano coloro che si trovano presi nel turbine dell'esistenza.
La luce viene a illuminare le azioni della vita per un periodo di tempo limitato e brevissimo.
Per qualche decina di secondi soltanto, forse.
Passati i quali se ne va, e se uno non è riuscito ad afferrare la rivelazione che gli veniva offerta in quel momento, non avrà una seconda opportunità.
E dovrà vivere il resto dei suoi anni in profonda solitudine, in un rimpianto senza speranza.
Tutto ciò che gli resterà in mano sarà solo la carcassa effimera di ciò che avrebbe dovuto esserci."
Sento il tocco scrosciante delle parole sopra la mia pelle.
Una collana di perle, lunga, poggiata sul mio petto, potrebbe dire molte più cose di un uomo.
Potrebbe, se solo volesse. Invece, anche lei, decide di chiudersi in un silenzio di luce e movimento che corre e cade di peso nel vuoto. Come me.
Concentrata dentro una calma apparente che parla di riscatto.
Con me stessa e con la mia vita.
Non mi aspetto che capiate. Non voglio che capiate e non voglio spiegarmi.
Dentro tutto è sereno. Perchè attendo. E spero e vivo e cresco e divento forte e coltre spessa di un crostaceo o di un intonaco di gesso o della buccia di un limone che profuma di terra di Sicilia diventa sempre più forte. Il suo gusto intenso. Il mio piacere maggiore.
Piacere di dire chi sono e dire che "sto divenendo".
Ma voi, non potete, come la mia collana di perle, capire.
Meno ancora può farlo un uomo.
Un uomo non può capire quando cammino a testa alta fra le macchine e lo smog ed il cemento e mi sento io.
E sorrido.
Un uomo non può capire quanto il dolore passato adesso ha l'odore della forza.
E sorrido.
Tutti mentono.
Il primo tu.
Non mentire, che tanto lo so che stai mentendo.
Nulla può sbiancare la mia gialla buccia di limone.
Ne sento già il profumo e se non verrò soddisfatta ne starò così male.
Odio aspettare, odio avere pazienza. Io non ne ho di pazienza.
Esigo che i miei desideri vengano soddisfatti.
Che le mie voglie trovino sfogo.
Rosso colore e profumo di vita.
Voglio le fragole.
Dolci, succose e tonde.
Ne voglio tante da riempirne un letto bianco.
Ne voglio di belle, perfette, lucenti.
Le voglio subito.
E quando le avrò le disporrò con cura, sul mio letto candido, come se dessero vita ad un quadro.
Impiegherò delle ore per rendere il mio quadro perfetto.
Ogni fragola sarà trattata con cura e troverà la giusta e vitale collocazione. Indispensabile energia. Preziosa.
E quando il mio quadro sarà finito, la mia opera d'arte compiuta, il mio profondo desiderio soddisfatto, una forza orgasmica salirà dentro me per quanto avrò creato.
Ed è solo allora, soltanto in quel momento, che distruggerò tutto.
Distruggerò ogni fragola, strapperò le lenzuola, tirerò via il letto.
Tutto andrà perso.
Perchè si finisce sempre con il distruggere tutto ciò che più si desidera quando lo si ottiene.
Vedo un ghigno sul tuo volto che riflette il tuo sadismo innato che non conosco ma che secondo me possiedi.
Cosa ci trovi, tu, di così tanto divertente da...ridere...
Ma no. Se ti osservo bene...che qualcuno faccia più luce...una candela, forza, o una torcia.
Che qualcosa illumini quel volto perchè la mia commedia è stata interrotta ed io voglio, adesso, conoscerne l'artefice.
Sei un uomo, tu, o forse un ratto? Un grosso topo di fogna che è sbucato fuori dalla sua tana per darmi noia.
Dovrò pure, prima o poi, capirlo.
Su, svelti con quelle fiamme, più vicine, avanti, mettele più vicine, affinchè io possa discrnere fra luci e ombre del mio teatro cosa è che vi si aggira dentro, attorno, fino in fondo, dentro le sue fondamenta.
Tu, che hai disturbato i miei attori, intenti nell'arte dell'immedesimazione, della messa in scena, della finzione.
Tu, che hai riso tanto, o forse pianto, non lo so più.
Tu, che con fare svelto e scattante hai bruciato i miei sogni.
Cosa vuoi da me?
Sei un uomo, si, adesso lo vedo.
E' un uomo, non è vero? Allora non mi ero sbagliata.
Inzaccherato dalla panna montata della torta da cui sei venuto fuori hai confuso le mie percezioni fino a renderti simile ad un gabbiano che per mesi si è aggirato sopra la mia testa.
E ora lo vedo, si, lo vedo, tu non stai ridendo, tu non mi stai beffeggiando...tu...stai solo piangendo!
Tu adesso chiedi a me conforto, vuoi comprensione, la brami, mi preghi, strisci fin sopra i miei piedi chiedendo pietà, hai paura, lo leggo nei tuoi occhi pieni di lacrime che domani sarai pronto ancora a piangere per riuscire a tirare fuori da me la pena.
Unico sentimento che speri mi sia rimasto. Ma non l'avrai, non ti concederò il mio pensiero, le mie riflessioni, i miei rantoli al buio, la mia voce, il mio sguardo. Neanche quello cattivo.
Spegnete tutte le luci e ricominciamo d'accapo.
Ma non sarà più lo stesso!
Con quanta insolenza mi viene fatto questo appunto.
Certo che non sarà più lo stesso ma il sipario si calerà ancora per poi riaprirsi e, dietro, puoi scommetterci, ci sarò sempre io.
Quel mostro funesto e rivoltante in cui tu mi hai trasformato.
Lui era in alto, io seduta sugli scalini della mia villetta al mare. Lui in piedi.
Trasparente e sdoppiato. Sereno e felice.
Mi teneva la mano.
Facevo un pò fatica per la scomoda posizione che mi costringeva a tenere il braccio in tensione.
Ma quel calore, delle mani e del viso, era così bello e confortante.
Così era nella realtà, così è stato nel mio sogno.
Lui sorrideva e diceva di avere un pò di fretta perchè l'attendevano le lezioni di tiro con l'arco.
Tiro con l'arco? Ma che ci fai tu a fare tiro con l'arco?
Non glie l'ho chiesto perchè era fin troppo evidente quanto quella cosa gli piacesse.
Mi ha detto: "E' solo che il cellulare nel taschino mi da un pò fastidio"
Ed era proprio vero, perchè ad un mio sguardo di conferma il suo cellulare era proprio lì.
"Che ci farai poi con un cellulare...mica puoi rispondere"
Ma la mia domanda era di quelle che si fanno così, senza pretese, sapendo già che non arriverà risposta perchè risposta non può esserci.
Però teneva forte.
Mi teneva forte la mano mentre mi diceva di stare serena.
Ho fatto in tempo solo a dirgli "Lo sai che ti voglio bene, vero? E che mi manchi. Lo sai che il fare finta che niente sia successo davanti agli altri è solo una difesa."
E lui mi ha sorriso e ha stretto più forte dicendo semplicemente "Lo so".
Non ho mai creduto che fosse possibile mettersi in contatto con chi non è più qui, su questa terra.
E continuo a non crederlo possibile.
Il sogno era semplicemente quello che io avrei voluto, oggi, in questi giorni, sempre, e che non ho più.
Le sue mani che riscaldano la mia, il suo sorriso di chi è buono, fiero e onesto, le sue parole di fiducia nei miei confronti per colpe che sento ancora e che mai riuscirò ad espiare.
Non ho cancellato il suo nome dalla mia rubrica.
E quando mia madre mi chiama dal suo cellulare compare ancora il nome sul display.
Papà, il cellulare dal taschino toglilo. Che non ti serve più.
"...a un tratto ha uno sguardo alterato, falso, intrappolato nel male, nella morte.
Gli dico di avvicinarsi, di ricominciare a prendermi. Si avvicina. Sa di tabacco inglese, di profumo di lusso, di miele, la pelle ormai ha preso l'odore della seta, l'odore fruttato del tussor di seta, l'odore dell'oro. Lo desidero. Gli dico il desiderio che ho di lui. Aspetta, dice. Mi parla, dice di aver capito subito che sarei stata così dopo aver fatto l'amore, che avrei amato amare, dice di saper già che lo ngannerò, che ingannerò tutti gli uomini che avrò e che lui è stato lo strumento della propria infelicità. Sono contenta di quanto mi annuncia e glielo dico. Diventa violento, un sentimento disperato lo scuote, mi si getta addosso, morde i seni di bambina, grida, insulta. Chiudo gli occhi per l'intensità del piacere. Penso: è abituato, non fa altro nella vita, fa solo l'amore, solo questo. Le mani sono abili, meravigliose, perfette. Sono fortunata, evidentemente, è come se per lui fosse un mestiere; senza saperlo sa con esattezza che cosa deve fare, dire. Mi tratta da puttana, da schifosa, dice che sono il suo unico amore, questo deve dire, questo si dice quando si dà libero corso alle parole, quando si lascia il corpo fare, prendere quel che vuole, tutto va bene, senza residui, i residui vengono occultati, tutto è trascinato dal torrente, dalla forza del desiderio.
...
Anni e anni dopo la guerra, dopo i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi con la moglie. Le aveva telefonato. Sono io. Lei l'aveva riconosciuto dalla voce. Le aveva detto: volevo solo sentire la tua voce...e poi sembrava che non avesse altro da dire. Ma poi glie lo aveva detto. Le aveva detto che era come prima, che l'amava ancora, che non avrebbe mai potuto smettere di amarla, che l'avrebbe amata fino alla morte."
Ricordo che qualche anno fa una persona da poco conosciuta mi guardava con gli occhi innamorati.
Era una cosa piuttosto strana e insolita, non ho mai creduto davvero ai grandi fuochi che si accendono in poco tempo. Ho sempre preferito le piccole fiammelle fioche, che con il passare dei minuti e delle ore, si fanno strada fra le sterpaglie.
Fatto sta che questa persona mi guardava e sospirava. Mi osservava e sorrideva. Mi coccolava e dall'espressione del volto sembrava ne traesse molto piacere.
Un giorno disse:"Il tempo è così poco ed io vorrei fare così tante cose con te. La prossima settimana ci organizzeremo per fare un mucchio di cose insieme"
E il giorno dopo scomparve.
La gente a volte è matta. A volte noi stessi compiamo azioni assurde alle quali non sappiamo dare spiegazione. E capita. Capita anche questo, quindi mai giudicare.
Adesso, fra l'altro, dopo una breve e intensa assenza questa persona credo di poterla annoverare fra quelle amicizie strane che ogni tanto parte una chiamata e dall'altro lato percepisci la voce sincera di chi vuole semplicemente sapere come stai, se tutto va bene, senza troppe pretese. Ed è bello così.
Ma ancora oggi mi domando...quel famoso "giorno dopo" saranno sopraggiunti impegni improvvisi nonchè inderogabili? Non glie l'ho mai chiesto.
Qualcuno adesso, leggendo, penserà..."l'avrà detto prima che ti "concedessi" per convincerti a..."
E invece no...è qui che vi sbagliate...perchè le infauste parole furono pronunciate a danno già compiuto.
Ti sforzi per riuscire a farlo ma non ci riesci mentre di sfuggita mi lanci un'occhiata forse distratta forse no, ed io vorrei fosse no.
Dici poco, mentre pensi alle tue cose e spesso anche a niente.
Dici poco ed io temo il passato mentre attimo dopo attimo non riesco ancora a vivermi bene il presente.
Quante cose mi hanno ferito, quante mi hanno fatto male, quante me le sogno ancora la notta, in quegli incubi vividi che mi regalano un risveglio nervoso mentre mi stringo da sola sotto le lenzuola per trovare ristoro e pace.
Tu non lo sai, mentre ogni giorno porti avanti la tua barca. Tu questo non lo sai quando mi dai della "pazza" perchè per una cosa apparentemente poco importante metto in dubbio tutto.
Io ho imparato dalle mie ferite che distinguo ancora bene a mettere in dubbio ogni cosa.
E non ti offendere quando ti dico che non ho ancora la certezza di azioni, sentimenti e comportamenti.
Dentro di te storci il naso e non puoi capire quanto è difficile dimenticare.
Perchè mai dovrei gettare un secchio d'acqua fredda sopra la mia testa per cancellare le bruciature quando tu porgi a me un accendino solo per osservare con i tuoi occhi le mie reazioni?
Perchè mai dovrei permettere all'acqua di ristorarmi se dentro sento che il pericolo è ancora dietro l'angolo, se lo leggo nei tuoi occhi, gesti distratti e frettolosi, parole di sfida dette a toni forti, concetti sui quali ti impunti senza troppe riflessioni.
Si ce ne sono anche altri in cui sei allegra e tutto scorre liscio, passa veloce e neanche te ne accorgi.
Ma ci sono alcuni giorni in cui sei triste e non capisci che succede.
Non capisci perchè tutto quello che fai gli altri ti dicono che è sbagliato, non capisci come dovresti fare per ricevere l'apprezzamento che vorresti, il sorriso che vorresti vedere, sentire di avere fatto la cosa giusta.
Sono questi i giorni in cui sei triste. Perchè qualcuno chiude il discorso senza aggiungere altro, perchè piomba il silenzio a cui provi a dare senso ma inutilmente, perchè vorresti ci fossero delle parole invece di no, si, vabbè che importa.
" Che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti sentiresti ancora peggio "
[J.D.Salinger]